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Menopausa e premenopausa

Abbiamo intervistato la Dott.ssa Annalidia Sammartino specialista in Ginecologia e Ostetricia, da sempre interessata alle problematiche ormonali delle donne, in particolar modo delle tematiche correlate alla menopausa ed ai cambiamenti delle donne in questa cosi importante fase biologica della vita.

La Dottoressa ha conseguito, nella Sua carriera accademica, il titolo di Dottore di Ricerca in “Riproduzione, Sviluppo e Accrescimento dell’Uomo” presentando una Tesi inerente proprio le problematiche postmenopausali, in particolar modo quelle inerenti le conseguenze a breve e lungo termine di tale condizione ormonale e le possibili terapie da utilizzare comprese quelle alternative alla classica terapia ormonale sostitutiva (HRT).

La menopausa rappresenta, per ogni donna, un cambiamento di vita. Questa fase, ormai, è ampiamente studiata ma, nel momento in cui si verifica, ci sono ancora tanti interrogativi. Può spiegarci che cos’è in realtà?  Quando si entra in menopausa?

La menopausa, pur non essendo una malattia, è considerata un fattore di rischio per molti aspetti della salute della donna e per questo rappresenta una tematica ampiamente studiata. Con il termine di menopausa naturale, fisiologica, si intende la cessazione permanente delle mestruazioni in rapporto all’ esaurimento del patrimonio follicolare ovarico. In genere, l’epoca di comparsa  della menopausa è valutata retrospettivamente, dopo 12 mesi consecutivi di amenorrea in assenza di altre cause.

L’età media di comparsa  della menopausa è rimasta sostanzialmente invariata nei secoli e, nelle donne italiane, si aggira intorno ai 50 anni. Essa non è in rapporto con l’età del menarca, che nel tempo è andata anticipandosi, con i fattori socioeconomici e con la razza. Solo nelle fumatrici la menopausa avviene con 1-2 anni di anticipo. La menopausa può essere anche “indotta” in seguito all’ asportazione chirurgica di entrambe le ovaie (con o senza asportazione dell’utero) o in seguito alla soppressione della funzione ovarica con chemioterapia, radiazioni e/o farmaci di diversa natura.

La menopausa può essere anticipata dal periodo definito “perimenopausa” che coincide con il momento in cui iniziano a manifestarsi i cambiamenti biologici, ormonali e clinici, ovvero il complesso di sintomi che il ginecologo si troverà a gestire.

La postmenopausa rappresenta, invece, il periodo di tempo che segue l’ultimo flusso mestruale fino alla senilità.

Secondo lei, quali sono i sintomi più trascurati?

Possiamo suddividere la sintomatologia da carenza estrogenica in tre grandi gruppi: a breve, medio e lungo termine. A breve e medio termine, le pazienti presentano una sintomatologia talvolta lieve,  talora grave, costituita da sintomi vasomotori, instabilità psichica ed atrofia urogenitale che molto spesso è capace di incidere negativamente anche sulla qualità di vita; a lungo termine, invece, il deficit estrogenico rappresenta un fattore di rischio per vari quadri patologici, quali malattia cardiovascolare, osteoporosi e forse malattia di Alzheimer. Inoltre, nel determinismo di tutti questi sintomi e di tali condizioni, concorre anche il deficit postmenopausale di progesterone e di androgeni ovarici, ormoni importanti soprattutto nelle capacità relazioni, nella vita sessuale e nel benessere sessuale.  

I sintomi più trascurati corrispondono a quelli meno riferiti dalle pazienti e sicuramente sono rappresentati da quelli inerenti la sfera sessuale. Tali sintomi comprendono sia i mutamenti psicologico-relazionali relativi all”apertura” di una vita intima, sia le problematiche successive alla presenza di secchezza vulvare e vaginale da carenza di ormoni.

Quali,invece, i sintomi che pesano di più?

I sintomi che “stravolgono” le donne, particolarmente le più sintomatiche, sono le vampate di calore, i dolori osteoarticolari e la secchezza vulvare e vaginale.

Si aggiungono anche i cambiamenti fisici legati soprattutto alla differente distribuzione del grasso che dalle zone tipicamente femminili come cosce e glutei, tende ad accumularsi maggiormente a livello addominale.

Tutti questi sintomi possono essere gestiti oppure è necessario rassegnarsi e imparare a conviverci?

Fortunatamente, la maggior parte di questi sintomi può essere gestita. Attualmente, ci sono diversi tipi di opzioni terapeutiche, da quelle più “soft” alle classiche terapie farmacologiche ormonali e non.

Si parla spesso di terapia ormonale sostitutiva, può spiegarci di cosa si tratta?

La terapia ormonale sostitutiva (HRT) rappresenta la classica terapia utilizzata al fine di gestire  le problematiche derivanti dal deficit estrogenico peri e postmenopausale.

Si tratta di una terapia appunto “sostitutiva” che mette in circolo gli ormoni che il corpo della donna in postmenopausa fisiologicamente non produce più. Le indicazioni all’HRT, su cui attualmente vi è consenso unanime di un vantaggio certo, sono: la terapia dei sintomi menopausali invalidanti (vampate, disturbi del sonno, secchezza vaginale) capaci di incidere negativamente sulla qualità di vita, la prevenzione del rischio osteoporotico già nelle fasi iniziali della menopausa e prevenzione delle fratture da osteoporosi, la cura della menopausa precoce, spontanea o chirurgica che è ad alto rischio di osteoporosi e di altri sintomi da ipoestrogenismo. Come per tutti i farmaci, anche l’HRT presenta alcune controindicazioni assolute come per esempio le perdite ematiche genitali atipiche non diagnosticate, l’ adenocarcinoma endometriale in atto, il cancro mammario, i tumori estrogeno-dipendenti, la malattia cardiovascolare, la malattia venosa trombo embolica, le epatiti ed epatopatie severe, un esame pelvico con sospetto di patologie annessiali. Non vi è consenso unanime alla prescrizione dell’HRT in alcune particolari condizioni per cui il medico ginecologo valuterà per singola paziente la scelta terapeutica migliore. Tale terapia, infatti, se effettuata nel rispetto delle indicazioni e delle controindicazioni, se personalizzata (valutazione individuale del profilo rischi/benefici, esigenze e preferenze individuali della donna), se iniziata precocemente e prescritta a basse dosi, se limitata nel tempo e attentamente monitorizzata, rappresenta un presidio terapeutico irrinunciabile per molte donne in menopausa. La via di somministrazione va scelta tenendo conto anche delle preferenze della donna. In alcune pazienti, l’HRT può essere causa di effetti collaterali, quali tensione mammaria, gonfiore, cefalea e sanguinamenti uterini imprevisti, motivo di ridotta compliance al trattamento. Il bilancio costi/benefici va rivalutato con cadenza annuale e ridiscusso con la donna, anche in relazione alla possibile scomparsa nel tempo dei sintomi climaterici, all’aumentato rischio di tumore mammario dopo 5 anni di HRT ed alla disponibilità di terapie alternative, quali SERMS, bisfosfonati ed altro.

Collaborazione tra ginecologo e altri specialisti

In un articolo della Dott.ssa Cardarilli abbiamo introdotto sintomi della premenopausa che appartengono alla dimensione psicologica. Quanto è importante, nella sua esperienza, la collaborazione tra ginecologo e psicologo?

La menopausa non è solo un evento critico dal punto di vista biologico: costituisce anche una tappa psicosociale importante nel percorso della vita della donna, uno snodo esistenziale talora visibile, sofferto e soprattutto  ricco di cambiamenti psicologici e relazionali. Si può ben comprendere l’importanza di una stretta collaborazione tra il ginecologo e lo psicologo che insieme possono affrontare le problematiche riferite dalle pazienti e quelle “nascoste” dalle stesse cosi da garantire una cura completa della paziente.

Alla fine del secolo scorso, l’aspettativa di vita della donna, nel mondo occidentale, era di circa 50 anni, età che per lo più coincideva con l’età della menopausa. Attualmente, la durata di vita media della donna supera gli 80 anni, mentre l’età media della menopausa, nel corso dei secoli, non si è modificata. Pertanto, oggi, le donne trascorrono circa un terzo della propria vita in postmenopausa, generando un fenomeno che si distingue per caratteri sociali, culturali e medici del tutto peculiari.

Menopausa precoce

Dall’articolo della Dott.ssa Di Iorio emerge, invece, quanto gli stessi sintomi abbiano un impatto psicologico molto più violento se si manifestano precocemente. Può parlarci della menopausa precoce e di come viene affrontata da un punto di vista medico?

La menopausa precoce è rappresentata dalla comparsa delle manifestazioni della menopausa prima dei 40 anni. Si può ben comprendere quanto sia “devastante” in una quarantenne di oggi la comparsa di tale condizione in un momento della vita in cui sempre più spesso ci si trova a decidere se voler intraprendere la strada della maternità.

Proprio per l’impatto che il deficit estrogenico cosi precoce può determinare nel corpo e nella vita di una donna cosi giovane, la condizione di menopausa precoce ha sempre rappresentato indicazione all’assunzione di terapia ormonale sostitutiva. Abbiamo già sottolineato i benefici di tale terapia e si può ben comprendere come donne di questa età ne possano trarre molti benefici sia fisici che psicologici.  

 

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